Il percorso espositivo

Il Museo

Il Museo di Minturnae è allestito negli ambulacri del teatro romano, ove sono esposte statue, iscrizioni, decorazioni architettoniche, monete provenienti dalla città romana e dal territorio. Il teatro, costruito in età repubblicana con 12.000 sesterzi del collegium di Marte (una congregazione dedicata al culto di questa divinità, presente a Minturnae insieme ad altre congregazioni dedicate al culto di Venere, della Speranza, di Cerere, di Mercurio) e con un contributo degli abitanti del pagus Vescinus (una frazione del territorio di Minturnae sul Garigliano), forse danneggiato o distrutto negli incendi durante i drammatici episodi che segnarono la città durante le guerre civili che portarono alla fine della repubblica e determinarono l’avvento del principato, fu riedificato da Augusto nell’ambito della riorganizzazione urbanistica della colonia. Fu poi interamente ristrutturato in età adrianea, probabilmente per iniziativa di Matidia, cognata dell’imperatore, che possedeva proprietà in zona.

Il teatro rimase in uso fino al V sec. d.C., come testimonia una tabula bronzea rinvenuta presso le sostruzioni della cavea all’altezza della dodicesima arcata durante gli scavi del 1933, in cui il popolo di Minturnae ricorda la generosità di Flavio Teodoro, patrono dignissimo.

Utilizzato come struttura difensiva dall’esercito di Totila, durante il conflitto che vide schierati i Bizantini di Belisario e le truppe gote, come testimonia Procopio nel De bello Gothico, l’edificio venne occupato dai Saraceni fra il IX e il X secolo.

Nel dicembre del 1503 lo storico Guicciardini ricorda che “alle reliquie di un teatro antico” i francesi di Luigi XII costruirono una linea di difesa per contrastare l’esercito spagnolo di Ferdinando il Cattolico durante la battaglia del Garigliano.

Nel 1587 lo storico Arnold von Buchell racconta, nel suo diario di viaggio, di essersi fermato nell’antica città e di aver trovato ospitalità in una delle dimore addossate al teatro romano, mentre nel Seicento una guida per i pellegrini, realizzata in occasione del Giubileo, descrive le rovine di Minturnae: “inter quas theatrum cum scaenam, proscenio, pulpito, membrisque suis aliis, operis antiquis, sed ad modum solidi” (tra le quali il teatro con scena, proscenio, pulpito e le altre sue parti, strutture antiche ma particolarmente solide).

Pesantemente danneggiato nel 1943-44 per la vicinanza alla linea Gustav, il teatro fu progressivamente restaurato nella seconda metà del secolo, con l’obiettivo di restituirlo all’uso di edificio per spettacoli.

Il Museo fu inaugurato nel 1984, nei luoghi ove i reperti scavati negli anni 1931-1933 erano stati ricoverati durante gli ultimi anni di  guerra.

Nell’ambulacro sinistro sono esposte le epigrafi che narrano la storia di Minturnae: la dedica a Cesare divinizzato e lege rufrena; l’iscrizione che ricorda la colonia hadriana; i 29 cippi con  i nomi dei  membri dei collegia di Venus, Spes, Ceres, Mercurio, intaccati dal fuoco delle sommosse nel Foro, e religiosamente  inseriti nel podio del tempio  che Augusto volle affiancare al capitolium come testimonianza della pax ristabilita; il “…consumptum iacebat…” evocatore del rifacimento di un edificio monumentale; la   dedica di una stadera nel mercato della città; ed altre con nomi, dediche, indicazioni di incarichi e di magistrature ricoperte, fino alla tabula patronatus del vir clarissimus Flavio Teodoro patrono della colonia ormai cristiana.

Una sezione con ancore, anfore, pesi ed aghi da rete, ami,  racconta la vita economica della città in un sistema produttivo che vede  coesistere cantieri navali, pesca, saline, integrato con un porto aperto alle rotte mediterranee.

L’ambulacro destro è  dedicato alla statuaria, attraverso la ritrattistica (il ritratto di Gaio o Lucio Cesare figli di Agrippa, la bellissima testa di Faustina maggiore moglie di Antonino Pio, un ritratto femminile di età traianea), la rappresentazione di divinità (Afrodite Pontia e Diana tipo Palatino dal santuario emporico alla foce del fiume; Cibele frammentaria, da un prototipo di Agoracrito di Atene; Atena tipo Giustiniani da una ricca villa sul mare; Artemide tipo Versailles dalla decorazione del teatro di età antonina; Tyche copia di età romana da un originale di Chephisodotos il Vecchio dal tempio del Divo Iulio), il  culto imperiale (statue di Augusto- Giove e di Livia - Giunone); torsi loricati, Muse, ninfe e satiri, fino alla gamba colossale pertinente a statua forse di atleta  con la firma degli artisti ateniesi Callimacos e Gorgias. 

La città romana  

La Colonia di Minturnae fu dedotta nel 296 a.C. sulla sponda destra del Liris (antico nome del Garigliano), in prossimità della foce, con la finalità di controllare sia il facile approdo costituito dalla foce stessa, sia la via d’acqua che consentiva la penetrazione verso le zone più interne del Lazio centrale. La fondazione concorse alla rapida creazione di una lunga linea di difesa costiera che si estendeva dall’Etruria sino alla Campania e che comprendeva le altre colonie romane di Ostia, Anzio, Terracina e Sinuessa, nonché quelle latine di Cosa e Paestum.

Per la nuova colonia  i Romani non utilizzarono il sito occupato dall'antica omonima città aurunca distrutta, bensì un'area pianeggiante circondata da terreni paludosi posta a circa due Km dalla costa. La forma della primitiva città è quella dell'impianto castrale con perimetro quadrato, delimitato da mura in opera poligonale di pietra calcarea, suddiviso all'interno dagli assi ortogonali del cardo e del decumano (la via Appia).

Favorita da una posizione che ne faceva il mercato privilegiato per gli scambi commerciali tra Lazio e Campania e che  consentiva di controllare un fiume navigabile per buona parte del suo corso, Minturnae conobbe un così rapido sviluppo da imporre, probabilmente tra la fine del III e i primi decenni del II sec. a.C., un ampliamento della colonia verso ovest. In questa occasione le vecchie mura furono in parte abbattute e sostituite da una cinta difensiva in opera quadrata.

A questa fase sono pertinenti il Foro delimitato da portici con pilastri in opera quadrata di tufo, il Capitolium più antico, le domus ad atrio documentate al di sotto delle successive stratificazioni, il primo impianto del teatro cui sono pertinenti alcune statue di Muse in calcarenite esposte nel Museo.

La radicale trasformazione urbanistica di età augustea, a seguito della nuova deduzione coloniale, comportò la monumentalizzazione del tratto urbano della via Appia mediante portici in uno scenario  che evoca quello delle vie porticate delle grandi città provinciali romane dell’Asia Minore o dell’Africa settentrionale, la costruzione di un tempio dedicato ad Augusto nel Foro repubblicano,  la sistemazione di una nuova piazza affrontata a quella più antica, la costruzione della Basilica forense, la riedificazione del teatro, la realizzazione sul castrum di un complesso sacro ricco di ninfei e fontane ove l’acqua (nei suoi vari aspetti ornamentali, lustrali, sacrali) ha un ruolo intrinseco, che richiama inevitabilmente i culti ancestrali celebrati nel santuario emporico alla  foce del fiume,  collegati alla divinità femminile identificata con Marica/Diana/Afrodite-Venere, ed evoca- per il grande santuario che sorge in posizione privilegiata e ben visibile dal fiume sui resti dell’antico castrum-  il culto di Venere, genitrice della dinastia giulio claudia (da qui proviene l’iscrizione CIL I 2972 Deivo Iulio/ iussu populi romani/ e lege Rufrena)

Alla città in tufo di età repubblicana e a quella in pietra di età augustea si sostituì - nel nuovo assetto urbanistico adrianeo - una città in muratura: si eressero il mercato e le terme urbane, fu ampliato il teatro, riedificata la Basilica; il quartiere nord-occidentale si connotò come residenziale con la costruzione di varie case (domus del teatro, domus delle tabernae, domus del portico, domus del mercato, domus delle terme); le strade vennero abbellite con fontane e ninfei.

Per i secoli successivi le vicende  e le fortune di Minturnae sono narrate dagli interventi di rifacimento e restauro che si susseguono fino al VI sec. d.C.

Alla fine del IV sec. d.C. inizia la decadenza causata dalle invasioni barbariche e dalla mancanza di rifornimenti sicuri.  La vita si restringe probabilmente nell’area centrale della città, forse intorno alla sede episcopale ancora non individuata (l’ultimo vescovo di Minturnae romana di cui si ha memoria nelle fonti antiche è  il Rusticus Episcopus che partecipò al Sinodo di Roma nel 499 d.C.).

Il Ponte Real Ferdinando

Il Ponte Borbonico Real Ferdinando,  progettato dall’ing. Luigi Giura, fu inaugurato nel 1832.

È il primo ponte pensile a catenaria in Italia, così leggero sul fiume da essere definito da Byron “il ponte delle fate”.

Le parti in ferro del Ponte (in particolare le catene a maglie) furono realizzate nella ferriera Filangieri di Candida, installata nel 1824 da Carlo Filangieri di Satriano nella sua proprietà di Razzona di Cardinale.

 Per questo motivo al Ponte Borbonico sul Garigliano Real Ferdinando è dedicato un pannello nella sezione L’acciaio calabrese dalle armi all’architettura nel Museo delle Reali Ferriere Borboniche a Mongiana (Vibo Valenza).

Restaurato dall’ANAS di concerto con la Soprintendenza per i Beni Architettonici di Caserta a seguito del degrado in cui versava per la distruzione subita nella guerra di Liberazione, è stato affidato in uso governativo dall'Agenzia del Demanio di Napoli alla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio con atto datato 18 dicembre 2007.

 

Bibliografia essenziale

Guide brevi

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G. R. BELLINI, Il comprensorio archeologico di Minturnae. Itinerari di visita. La citta, Marina di Minturno, 2002.

G. R. BELLINI, Minturnae- Book e DVD, Roma 2013

Il Museo- Le statue

A. ADRIANI, Minturno. Catalogo delle sculture trovate negli anni 1931 – 1933, in N. S. 1938

L. CREMA, Marmi di Minturno nel Museo Archeologico di Zagabria, in Boll. Ass. Intern. St. Mediterr., IV, 1933, nn. 1-2, pp. 25-44

G. R. BELLINI, L'Augusto di Minturnae, Frosinone 2003

G. R. BELLINI, Il Santuario emporico di Marica alla foce del Garigliano, in Il Lazio regione di Roma, Roma 2002, p.67 (con schede di S. L. Trigona).

G. R. BELLINI, Minturnae. Il culto imperiale, in Il Lazio regione di Roma, Roma 2002, pp.74-76 (con schede di M.Lauria).

G. R. BELLINI, Immagine e potere. Profili imperiali sulle monete dal Garigliano, in Moda, costume e bellezza a Villa Adriana, Martellago (Venezia) 2003, pp.24-25.

G. R .BELLINI, Testa di Augusto, in I grandi ritorni nell’arte, recuperi, restauri, rivisitazioni, Roma 2003, pp.75-76 ( scheda 13).

G. R. BELLINI, Immagine e potere. Profili imperiali sulle monete dal Garigliano, in Adriano. Le memorie al femminile, Martellago ( Venezia) 2004, pp.140-142.

G. R. BELLINI, Testa di Faustina, in La felicità di un ritorno, Catalogo della Mostra, Roma 2008 pag.112-113

G. R. BELLINI, Statua di Artemide tipo Versailles, in AA.VV. Archeologia che ritorna, Palazzo Reale, Napoli 3 maggio / 30 settembre 2009, Catalogo della Mostra, Città di Castello 2009, scheda n. 66 p.138

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G. R. BELLINI, Tabula patronatus di Flavio Teodoro, in AA.VV. Archeologia che ritorna, Palazzo Reale, Napoli 3 maggio / 30 settembre 2009, Catalogo della Mostra, Città di Castello 2009, scheda n. 68 p.142.

G.R. BELLINI, Statua di Artemide tipo Versailles, Catalogo della Mostra “Arte forza dell’Unità – Unità forza dell’Arte” Roma 2011 scheda p

Le iscrizioni

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G. R. BELLINI- M. ZAGAROLA, L’iscrizione del foro augusteo di Minturnae, in Atti del X Convegno epigrafico Cominese ( Sora 2 giugno 2013), San Donato val di Comino 2014, pp.27- 42

G. R. BELLINI- M. ZAGAROLA, Le iscrizioni tarde dal foro e dalla Basilica, in Le epigrafi della valle di Comino, Atti dell’ XI Convegno epigrafico cominese, Sora-Atina 2014, pp.

G. R. BELLINI- M. ZAGAROLA, Minturnae-Le iscrizioni onorarie, in Le epigrafi della valle di Comino, Atti del XII Convegno epigrafico cominese, Atina 2015 c. s.

M. ZAGAROLA, Una tabula lusoria da Minturnae, in Le epigrafi della valle di Comino, Atti del XII Convegno epigrafico cominese, Atina 2015 c. s.

La città

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G. R .BELLINI, Minturnae porto del mediterraneo, in La via Appia racconta, Risorse, strategie, proposte, 2007, pp.139-162

G. R. BELLINI, Minturnae porto del mediterraneo, in ROMULA, VI, Siviglia 2007, pp 7-28

H. von HESBERG-H. MANDERSCHEID, S. ARNOLD, Le campagne di rilevamenti 2011, in Lazio e Sabina 9, Roma 2014, pp. 535-538.

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Il teatro

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Il portico sulla via appia

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link:
http://digilander.libero.it/bur061/minturnae/Basilica.htm
http://digilander.libero.it/bur061/minturnae/Capitolium.htm
http://digilander.libero.it/bur061/minturnae/Macellum.htm
http://digilander.libero.it/bur061/minturnae/Terme.htm
http://www.rilievoarcheologico.it/tesi_di_laurea.htm