Il percorso espositivo

 

Villa di Domiziano

Alla fine dell’età repubblicana-inizi dell’età augustea lo sviluppo urbanistico del territorio del Circeo interessò soprattutto la zona pianeggiante intorno al lago di Sabaudia, con la costruzione di numerose ville residenziali e probabilmente con un primo tentativo di regolamentazione idraulica della zona.

Durante il I sec. d.C. continuò il fenomeno dell’espansione urbana di Circeii, soprattutto dopo la formazione del nucleo industriale di Torre Paola, conseguente alla sistemazione del porto-canale. Nella seconda metà del I sec. d.C. la zona conobbe una nuova fioritura, quando con gli imperatori Flavi e soprattutto con Domiziano si ebbe un nuovo vigoroso sviluppo edilizio. Questo interessò quasi tutta la parte meridionale del lago di Sabaudia e in particolare la località detta Palazzo nella quale venne costruita la più grande villa di tutto il promontorio: la villa di Domiziano.

Il complesso, com’è noto, fu per lungo tempo ritenuto essere parte delle rovine della città di Circeii, ma già nelle lettere di Marie-René De La Blanchère (specie in alcune del 1879 inviate da San Felice Circeo e conservate presso l’École Française di Roma) lo studioso francese tendeva ad identificare i resti antichi con la villa di Domiziano. Successivamente, soprattutto dalla pubblicazione dell’opera di Giuseppe Lugli sul Circeo, le rovine di Palazzo furono riconosciute definitivamente per quelle della villa imperiale domizianea. Studi parziali e generali sono stati condotti a partire dagli inizi di questo secolo.

Gli interventi di scavo degli ultimi decenni e le ricerche più recenti hanno consentito una lettura molto più approfondita dell’intero complesso, restituendo una più ampia visione della vita e delle frequentazioni svoltesi nell’area in un arco temporale che dal I sec. a.C. giunge fino al III-IV sec. d.C., all’interno del quale l’età domizianea rappresenta solo il capitolo di maggiore magnificenza. L’estensione notevole del complesso antico, di poco inferiore alla superficie attualmente occupata dall’area di riserva “Rovine di Circe” (ettari 45,96 ca.), nella quale la villa è quasi interamente compresa, ne fanno uno dei complessi più interessanti e caratteristici del Lazio.

L’itinerario archeologico prevede la percorrenza dei sentieri all’interno dell’area boscata e la visita degli ambienti termali e balneari di Sud-Ovest, nonché dell’area delle cosiddette Cisterne Centrali. L’area posta a Nord, contraddistinta da una grande peschiera e dalla massima presenza di strutture di una villa tardo-repubblicana, non è ancora visitabile.

Dal cancello di ingresso, percorrendo un ampio sentiero nel sottobosco, si giunge al complesso termale balneare. La visita ha inizio da un corridoio rettilineo che, dopo aver costeggiato un avancorpo semicircolare, immette nel quadriportico della palestra delle terme. Prima di accedere al quadriportico, si osservano sulla sinistra i resti delle colonne laterizie che ornavano questo lato del corridoio; sulla sinistra è ben conservata una forica (latrina) con sedili marmorei e pavimento in opus sectile marmoreo.

Sulla destra del corridoio è una bassa area, non ancora scavata, forse appartenente a un grande portico. Entrati nel quadriportico della palestra delle terme, si può osservare il bel pavimento in opus spicatum marmoreo policromo che si ritrova su tutti i lati del portico; il muro interno di quest’ultimo aveva colonne sulle quali poggiava il tetto ad una falda spiovente verso la palestra. Vari ingressi permettevano di accedere dal portico alla palestra centrale pavimentata originariamente in mosaico. Attraversando la Palestra, si giunge agli ambienti termali ove si distinguono il vestibolo o spogliatoio (apodyterium), il frigidarium, il tepidarium, il laconicum e il calidarium. In tutti gli ambienti rimangono ben visibili i sistemi costruttivi e funzionali collegati alla sottostante galleria di manovra. Nella parte meridionale dell’edificio termale si trovano una serie di locali di servizio e magazzini.

Presso l’ingresso alla galleria di manovra un lungo corridoio a scivolo permetteva di accedere al complesso termale direttamente dal lago. Percorrendo pochi metri del corridoio, conservante i resti della pavimentazione in opus spicatum laterizio, e scendendo una piccola scala, si percorre il corridoio, originariamente pavimentato in marmo, che costeggiava il bordo lago. Si lascia in questo modo l’edificio termale e si entra in quello balneare, caratterizzato da varie sale anche di rappresentanza. Tutte le sale erano pavimentate in opus sectile marmoreo policromo, con motivi geometrici complessi. Molto interessanti sono due sale ad esedra, originariamente con colonne sulla parte frontale, con funzioni probabilmente tricliniari e la grande sala centrale ad esedra con sette nicchie; il lato frontale era decorato in antico da quattro colonne. Percorrendo il corridoio a Nord del complesso termale, si esce dall’area e, attraverso sentieri boscati, si arriva all’area delle cosiddette Cisterne Centrali. Tale zona, situata ad una quota superiore rispetto a quella del lago, è interamente occupata da grandi serbatoi di alimentazione.

Il sistema idraulico del complesso, che qui comprende l’acquedotto e tre cisterne (rappresentato graficamente su alcune tabelle descrittive), può essere facilmente compreso ed ammirato entrando nella “Cisterna dell’Eco”, quasi interamente conservata (lungh. m 60 ca.), a due bracci paralleli comunicanti per mezzo di sedici archi.

Tutta l’estensione della complesso archeologico costituisce Area di Riserva naturale integrale ai sensi del Decreto del Ministero Agricoltura e Foreste del 26 luglio 1971. 

La Casarina

Presso la Casa dei Pescatori, lungo la sponda meridionale del lago di Sabaudia, si trova una piccola penisola quasi interamente occupata da resti di costruzioni di età romana . Il sito fu occupato già nella tarda età repubblicana, ma soltanto nella prima età imperiale, in concomitanza probabilmente con i lavori di riadattamento al porto-canale di Torre Paola, furono realizzati i maggiori interventi edilizi.

L’itinerario di visita inizia dal bordo lago, che si raggiunge percorrendo la via di Selvapiana e piegando poi a sinistra verso la sponda sud-orientale del lago. Varcato il cancello di ingresso, si percorre un breve sentiero che, all’interno di un’area boscata, conduce, attraverso la piccola penisola, alle emergenze archeologiche. In magnifica posizione sul lago e in un ambiente naturalisticamente pregevole si stagliano i resti del Convento medioevale, all’intorno e al disotto del quale si individuano le strutture archeologiche. Tutta la sponda settentrionale della penisola è costituita da una banchina di contenimento in opus reticulatum policromo di tufo e calcare. Sulla base di quanto osservato agli inizi del Novecento e in seguito a scavi e più recenti saggi, è stato possibile ottenere una planimetria molto più dettagliata della zona. La parte estrema della penisola è interamente occupata da un piccolo impianto balneare, dotato di una grande sala rettangolare con ali ed avancorpo ad esedra in laterizio. Altri vani si estendono a Sud dell’aula. Tracce di tubuli per riscaldamento lungo le pareti della sala rettangolare e una vasca al centro dell’aula giustificano l’ipotesi che si trattasse di un tepidarium.

Rifacimenti successivi in opera laterizia si osservano in vari punti della penisola, anche se le strutture murarie in opus mixtum risultano nettamente prevalenti un po’ ovunque, così come è possibile riscontrare in molti casi analoghi lungo le sponde del lago.

Le strutture principali del complesso sono databili probabilmente al I sec. d.C., forse negli stessi anni in cui fu realizzata la vicina villa imperiale di Domiziano. L’aula rettangolare, che nel suo impianto originario aperto sul lato lungo presenta molte analogie con il tepidarium dell’edificio termale meridionale della villa domizianea, fu – probabilmente nel corso del secolo XIII – ristrutturata in funzione di romitorio, assumendo la conformazione di una chiesetta con vani laterali. Tale ristrutturazione fu opera forse dei monaci Basiliani di Grottaferrata, possessori della vicina chiesa di S. Maria della Sorresca sul braccio dell’Annunziata. L’edifico medioevale si sovrappose al tepidarium sfruttandone i muri perimetrali, sui quali vennero impostate le pareti che presentano i caratteristici filari di tasselli di calcare e tufo intervallati da filari laterizi, tipici dei secoli XII-XIII; un’abside venne ricavata nell’esedra sul lago. I materiali reimpiegati sono in prevalenza quelli delle strutture di età romana, messi in opera con una tecnica che richiama immediatamente quella del campanile della chiesa della Sorresca in Sabaudia. 

Torre Paola

Alla fine della Repubblica, con un totale rifacimento nei primi anni dell’Impero, si data l’impianto originario di un notevole complesso messo in luce nel 1934 durante la sistemazione della via pedemontana Torre Vittoria-Torre Paola. La posizione del sito, presso lo sbocco a mare del Porto Canale Neroniano, rende facile l’accesso alla struttura. L’ingresso avviene attraverso una scala a chiocciola che conduce in basso alla quota originaria degli ambienti. Per motivi di sicurezza, di conservazione dei pavimenti musivi e in ragione delle ridotte dimensioni interne l’accesso viene regolamentato per piccoli gruppi di 5-6 persone. 

Si tratta di un impianto termale ristrutturato e adibito successivamente a scopi funerari (colombario). Il primo ambiente coperto con volta a botte presenta, infatti, lungo le pareti varie nicchie per le olle cinerarie e uno zoccolo decorato con una fascia di intonaco rosso; il pavimento è a mosaico bianco. Da questo ambiente si accede ad una costruzione circolare con cupola ribassata, forse un forno (praefurnium). Il secondo vano, più grande, presenta un pavimento a mosaico bianco con fascia di riquadratura nera, rialzato su pilastrini in laterizio (suspensurae), tipico degli edifici termali; nelle pareti furono ricavate le nicchie semicircolari e su due lati attigui furono aggiunti due grandi arcosoli, sotto uno dei quali è una vasca rettangolare con gradino. Lungo la metà superiore delle pareti, sopra lo zoccolo monocromo rosso, sono delle lesene stuccate, mentre costolature rilevate scandiscono la volta a botte.

Il complesso appartiene forse a un modesto, seppur significativo, impianto pubblico, che troverebbe adeguata collocazione nell’area in rapporto allo sviluppo delle attività intorno al Porto Canale, ovvero ad una sontuosa domus privata.

Bibliografia essenziale

1. G. Lugli, Ager Pomptinus-Circeii (“Forma  Italiae”, I, 2), Roma 1928

2. G.M. De Rossi, Il Circeo, Roma 1973 

3. R. Righi, La Villa di Domiziano in località “Palazzo” sul lago di Sabaudia: i pavimenti in opus sectile dell’edificio balneare ad esedre, in Archeologia laziale (Atti del Terzo incontro di studio del Comitato per l’archeologia laziale), Roma 1980, pp. 97-110

4. R. Righi, Itinerari archeologici nel Parco Nazionale del Circeo (Edizione del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste (ex A.S.F.D.) - Parco Nazionale del Circeo, Quaderno n. 5), Sabaudia 1983

 5. R. Righi, Itinerario di visita archeologica nell’area di riserva “Rovine di Circe” (Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste (ex A.S.F.D.) - Parco Nazionale del Circeo), Sabaudia 1985

 6. Aa.Vv., Incontro con l’Archeologia (Atti del Convegno, Sabaudia 1984), pp. 56-59 (Edizione del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste (ex A.S.F.D.) - Parco Nazionale del Circeo), Sabaudia 1989

 7. R. Righi, Le Terme Romane di Torre Paola, in Aa.Vv.,  I Quaderno, Museo e Territorio, Collana Studi e Ricerche (Comune di Sabaudia, Assessorato alla Cultura), Sabaudia 2004

 8. Aa.Vv., Studi e ricerche sul Patrimonio Archeologico del Parco Nazionale del Circeo (Corpo Forestale dello Stato - Ufficio Gestione Beni ex A.S.F.D. di Sabaudia - Parco Nazionale del Circeo), Sabaudia 2004

 Le pubblicazioni nn. 1-2, 4-8 sono consultabili presso la Bibliotecadel Parco Nazionale del Circeo