Tarquinia. Gli Etruschi riscoperti tramite i disegni di Smuglewicz

Palazzo Bruschi Falgari a Tarquinia - SABAP-VT-EM

10/09/2021 - Incontro

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“La riscoperta degli Etruschi nel XVIII secolo. Il ruolo di Franciszek Smuglewicz”. Questo il titolo dell’incontro che si terrà a Palazzo Bruschi Falgari a Tarquinia venerdì 10 settembre p.v.

L’appuntamento è nella Sala delle Feste, dove verrà rivalutata anche la figura di questo artista polacco di Varsavia. Un evento sorto dalla sinergia fra l’Associazione ‘Omnia Tuscia’, l’Ambasciata di Polonia e l’Istituto Polacco di Cultura a Roma.

Ma chi era Franciszek Smuglewicz e come mai è così importante parlarne a Tarquinia?

Figlio d’arte, disegnatore e pittore (come il padre e il fratello Antoni), polacco-lituano d’origine, giunse presto in Italia dove si fece notare. soggiornò a Roma tra il 1763  e il 1784; gli anni della svolta furono il 1765 e il 1766. Nel 1765, infatti, divenne borsista di re Stanislao Augusto, poi nella Capitale tenne i suoi studi frequentando prima l’Accademia del Nudo in Campidoglio e poi l’Accademia di S. Luca. Due delle più prestigiose istituzioni in materia, che gli dettero lustro; anche perché presso la seconda ottenne il primo premio per il disegno “L’incontro di Abramo con Melchisedec”.

La sua fortuna nacque dall’incontro con l’antiquario scozzese James Byres, che gli commissionò copie di celebri pitture del Seicento per gli aristocratici inglesi. Dopo una prima fase caratterizzata dai ritratti di Byres e dei suoi familiari, i suoi lavori si sarebbero legati all’archeologia ed in particolare alla copiatura delle pitture della Domus Aurea e di quelle di alcune tombe etrusche di Tarquinia. I suoi disegni non erano mere rappresentazioni, rielaborazioni personali nate dall’ispirazione suscitata da quei luoghi, ma erano vere riproduzioni attendibili di queste fonti di memoria. Tramite le sue copie appaiono davanti agli occhi, ad esempio, gli affreschi tombali commissionatigli nel 1758 da J. Byres per illustrare la sua opera The History of the Etrurians, di cui restano solo le tavole. Queste ci permettono di conoscere alcune delle tombe etrusche più emblematiche, come quelle della Mercareccia e del Cardinale, ma anche altre oggi non più leggibili come quelle di Ceisinie, della tappezzeria e del Biclinio.

Quest’ultima, una tomba a camera unica del IV secolo a.C., fu scoperta nel XVIII secolo. Purtroppo le pitture – per lo più raffiguranti il tema del banchetto – sono andate perdute ed è solo grazie ai disegni commissionati da J. Byres, conservati presso il Museo di Wurzburg in Baviera, che rivivono.

La più celebre Tomba del Cardinale, venuta alla luce nel 1699, acquisì centralità soprattutto nel 1780, grazie all’interessamento del Cardinal Garampi, da cui deriva il nome moderno del sepolcro.

Costituita da due camere sepolcrali precedenti, presenta una sala quadrangolare con quattro grossi pilastri centrali, soffitto piano, travi in rilievo (nel settore destro), a cassettoni (nel settore centrale) e liscio (nel settore sinistro), e banchina lungo le pareti.

Per quanto riguarda le pitture, si tratta in particolare della decorazione della modanatura dei capitelli dei pilastri (con fregi a squame e rosette; con figure di combattenti su sfondo scuro; e vegetali) e delle pareti; in particolare quella della metà destra del sepolcro vede circa 200 figurine dipinte su fondo ocra, e scene di viaggi di defunti nell’oltretomba: non mancano demoni ad assistere e cortei di altri personaggi d’accompagno. Da notare anche le iscrizioni, che fanno pensare che il sepolcro possa essere appartenuto alla nobile famiglia Vestarcnie, legata alla gens Spurinna da cui proveniva quel Vestricius Spurinna, che fu due volte console di Roma durante l’età Flavia (nel I sec. d.C.). Oggi ci resta appunto il disegno realizzato da Smuglewicz.

Altro alto esempio è la Tomba della Mercareccia, del IV-III secolo a.C. Rinvenuta nella prima metà del ’700, è formata da due camere (su due livelli e con ingressi separati): quella inferiore è detta Tomba Guasta, mentre quella superiore riproduce la dimora patrizia di un alto magistrato etrusco. Infatti nei resti delle pitture, oltre a fregi animalistici, è rappresentato il cosiddetto “processus magistratualis”, il corteo funebre in onore del defunto committente della tomba.

A rendere più rilevante l’incontro del 10 settembre è il fatto che rientra nell’ambito progetto di valorizzazione e promozione culturale del sito UNESCO delle necropoli di Tarquinia e Cerveteri “EtruSCO”, patrocinato da: Comune di Tarquinia, MIC, Regione Lazio, Direzione Regionale Musei Lazio e la Sabap per l’Etruria meridionale e la provincia di Viterbo.