SUBIACO (RM) - RESTAURI NELLA VILLA DI NERONE

15/02/2016

La Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale ha effettuato nel novembre-dicembre 2015 un “Intervento di somma urgenza” per la messa in sicurezza e il restauro conservativo delle strutture murarie del c.d. Nucleo A della villa di Nerone a Subiaco (Via dei Monasteri), anche in vista della presentazione al pubblico dell’intero complesso in occasione dell’Anno Giubilare. La villa sublacense, costruita prima del 60 d.C. tra i monti Simbruini nell’alta valle dell’Aniene, pendant di quella marittima di Anzio, era costituita di cinque nuclei edilizi, situati sui due versanti della stretta gola del fiume, il quale venne sbarrato con dighe a formare tre laghi artificiali: i Simbruina stagna, citati dagli autori antichi (Tacito, Plinio, Frontino), per la loro amenità e profondità, e dalle fonti medioevali. Il più grande lago superiore, utilizzato in seguito da Traiano per la nuova captazione dell’acquedotto Anio novus, era attraversato da un ponte che collegava gli opposti nuclei A e D. Per questa sua singolarissima articolazione, lontana dal rigido schema del “palazzo”, il Sublaqueum (così era denominata la villa) anticipò la Domus Aurea.
Il Nucleo A, letteralmente incassato in un profondo taglio nella roccia calcarea utilizzato anche come cava, si compone di circa venti ambienti a destinazione termale (tra cui un ninfeo absidato) e di una vasca ellittica per allevamento di pesci (Fig. 1). Gli ambienti contigui alle prime due arcate in blocchi calcarei del ponte erano innalzati su casse murarie (Fig. 2). Le rigide temperature invernali e l’usura dovuta alla strada per Jenne, che sino al 1883 attraversava i resti, avevano notevolmente deteriorato le murature, il cui ultimo restauro fu eseguito nel 1997, quando si completò anche lo scavo alle due estremità del complesso. Distacco delle cortine in opus mixtum, disgregazione del nucleo cementizio, fessurazioni e sollevamento dei “bauletti” realizzati a protezione delle superfici piane, accumulo di detriti trasportati dalle acque piovane erano i problemi più gravi.
Le parti in rovina sono state reintegrate (Figg. 3-4), riutilizzando gli stessi elementi in calcare concrezionato (c.d. “cardellino”) impiegato già in antico e nei precedenti restauri (1984 e 1997). L’intervento ha riguardato anche le strutture all’estremità Sud del complesso, ove negli scorsi anni Novanta fu rinvenuta la fase di inizio VI secolo, quando sulla costruzione si insediò il primo dei tredici monasteri eretti da Benedetto da Norcia nel Sublacense.
Alla sistemazione generale dell’area, illustrata da un nuovo pannello didattico, hanno contribuito anche il Comune di Subiaco con il ripristino dell’ottocentesco muro di cinta e il Parco dei Monti Simbruini con il periodico taglio della vegetazione.


Fig. 1 - Villa di Nerone: Nucleo A. Pianta dello stato attuale a confronto con quella degli scavi di fine Ottocento (R. Lanciani)

Fig. 1 - Villa di Nerone: Nucleo A. Pianta dello stato attuale a confronto con quella degli scavi di fine Ottocento (R. Lanciani)

 

Fig. 2 - Villa di Nerone: Nucleo A. Veduta della zona di intervento

Fig. 2 - Villa di Nerone: Nucleo A. Veduta della zona di intervento

 

Fig. 3 - Villa di Nerone: Nucleo A. Ambienti restaurati (S, V, W)

Fig. 3 - Villa di Nerone: Nucleo A. Ambienti restaurati (S, V, W)

 

Fig. 4 - Villa di Nerone: Nucleo A. Ambienti restaurati (R, ) presso le arcate del ponte

Fig. 4 - Villa di Nerone: Nucleo A. Ambienti restaurati (R, T, U, X) presso le arcate del ponte