ORTE sotterranea: Il sacro che riaffiora

29/05/2016

Antefissa Orte sotterranea
Antefissa Orte sotterranea

Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale – Museo Civico di Orte

Orte sotterranea è uno scrigno prezioso: cunicoli etruschi, monumentali cisterne, un ninfeo rinascimentale con sculture simili ai mostri di Bomarzo, si inseguono in un sottosuolo che ha ancora molto da rivelare.

È di pochi mesi fa la scoperta a pochi metri dalla cattedrale, in corrispondenza del civico n° 47 di Via Gramsci, ad opera di Stefano Del Lungo (CNR-IBAM), Direttore del Museo Civico di Orte, di Giancarlo Pastura (Università degli Studi della Tuscia), Ispettore onorario della Soprintendenza, e di Marco Fatucci, di alcuni frammenti in terracotta policroma nel riempimento di un pozzo afferente al cunicolo principale della rete idraulica ipogea.

 Pochi ma significativi resti della decorazione di un edificio templare, la cui presenza sul pianoro di Orte non era nota. Si tratta di un’antefissa a busto femminile e di frammenti di lastre di rivestimento a decorazione floreale e fitomorfa, oggi pienamente leggibili grazie all’intervento di restauro affidato dalla Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale al laboratorio della Fondazione Vulci.

L’antefissa riprende, nel volto, un modello più antico, noto a Orvieto e a Falerii (Civita Castellana), rielaborandolo con pesanti ritocchi e completandolo con un nimbo più recente, di notevole spessore, decorato con palmette e fiori di loto. I motivi naturalistici dei frammenti di lastra si ispirano ad una serie di ampia diffusione che prende le mosse dal sistema decorativo del tempio dello Scasato a Falerii, databile tra la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C., e perdura in tutta la coroplastica etrusco-italica fino al II-I secolo a.C.

Le circostanze di rinvenimento privano le terrecotte, quasi certamente riferibili ad una produzione locale, di un contesto certo di riferimento, tuttavia l’analisi stilistica e tecnica sembra ricondurle tra il III e il II secolo a.C.

Poco si conosce dello sviluppo urbanistico di Orte, la cui storia è ricostruibile soprattutto attraverso le testimonianze delle necropoli. I reperti venuti ora in luce documentano l’esistenza di un edificio templare nel cuore della città, interessato in età augustea da imponenti lavori per la realizzazione del Foro e, nell’Alto Medioevo, dall’impianto del complesso episcopale bizantino, seguito dalla costruzione della chiesa Cattedrale nella fase carolingia.

L’inquadramento cronologico delle terrecotte ci porta in un particolare momento storico, quello che segue alla caduta di Orvieto nel 264 a.C. e di Falerii nel 241 a.C. L’etrusca Orte, su cui tacciono le fonti storiche, non ha evidentemente risentito dei contraccolpi della conquista romana e continua a godere dei benefici che le derivano dalla posizione strategica lungo la valle tiberina e dai collegamenti diretti, fluviali e terrestri, con Roma, assicurati dalla grande arteria del Tevere e dalla via Amerina. Non è un caso che il porto di Seripola sul Tevere segni dallo stesso periodo anche il punto nodale del passaggio della via Amerina nel territorio umbro e dei traffici lungo il fiume verso Orvieto e Roma.