L'archeologia dell'800

La famiglia Campanari

Non si può parlare di archeologia a Tuscania senza citare la famiglia Campanari, indissolubilmente legata alla storia degli scavi del territorio e alla “fortuna” dell’etruscologia nel XIX secolo.

Vincenzo Campanari (1772-1840) ed i figli Carlo, Secondiano e Domenico furono, tra il 1825 e il 1845, i protagonisti di numerose campagne di scavo in molti centri dell’Etruria meridionale, riportando alla luce complessi di eccezionale importanza.

Uno dei loro meriti maggiori fu la grande opera di divulgazione della civiltà etrusca che, attraverso le loro scoperte, fu portata all’attenzione del mondo culturale internazionale. Vasta eco ebbe la grande esposizione realizzata dai Campanari al 121 di Pall Mall a Londra, inaugurata nel gennaio del 1837, dove il visitatore poteva ammirare, al lume delle torce e con l’ausilio di una guida scritta, la ricostruzione di undici tombe di Vulci, Tarquinia, Bomarzo e Tuscania con i ricchissimi corredi e la riproduzione delle pitture parietali a grandezza naturale.

campanari

Al termine della mostra, anche in considerazione del grande successo di pubblico, il British Museum acquistò quasi tutti gli oggetti esposti dando il via così ad un mercato che negli anni seguenti avrebbe causato la dispersione di un numero difficilmente quantificabile di materiali.

La scoperta a Tuscania, due anni dopo la grande esposizione londinese, del sepolcro della famiglia Vipinana fu il pretesto per i Campanari per la ricostruzione nel giardino della loro casa della tomba con i suoi arredi. Gli studiosi dell’epoca giungevano numerosi a Tuscania affascinati da tale presentazione e, soprattutto, dalla rinomata collezione di opere.

Alla morte del capostipite Vincenzo, e poi dei figli, una serie di dissesti finanziari della famiglia determinò la vendita degli oggetti della collezione. Dopo essere stata per anni il maggior museo della Tuscia ed aver attirato a Tuscania studiosi ad appassionati di diverse nazionalità, tra la fine dell'800 e il '900, la collezione fu completamente smembrata con la dispersione delle opere tra musei e antiquari.