La città antica

La città, eterna rivale di Roma cui si contrapponeva sin dall'età di Romolo per il controllo del basso corso del Tevere, sorgeva su un vasto altopiano delimitato dal Fosso del Valchetta e da quello della Mola e collegato a sud con l’altura di Piazza d'Armi, sede della rocca della città. Sui rilievi circostanti l’altopiano si estendevano ad anello le necropoli, che si svilupparono con migliaia di sepolcri sin dall’inizio dell’età villanoviana (IX sec. a.C.) per tutto il VII e il VI secolo a.C. Nella Tomba delle Anatre (680/660 a.C.) e in quella, da poco rinvenuta, dei Leoni ruggenti (700/680 a.C.), sono conservate le più antiche pitture funerarie d’Etruria con fregi di animali resi “a linea di contorno” nella prima tecnica pittorica ricordata da Plinio.

Della città, esplorata solo in parte, si conoscono, oltre ad alcuni tratti della cinta muraria (V sec. a.C.), i più importanti luoghi di culto: il santuario dell’Apollo in località Portonaccio, uno dei più venerati d’Etruria; l’edificio templare di età arcaica sulla rocca e altre aree sacre come quelle di Giunone Regina e quelle in località Campetti, documentate soprattutto da immensi scarichi di materiali votivi. Alla fine del VII secolo a.C. risale l’impianto urbanistico della rocca, con assi stradali quasi ortogonali, uno dei più antichi d’Etruria. Peculiari sono anche alcune opere idrauliche come la lunga galleria di Ponte Sodo lungo il Crèmera.Fu la prima delle città etrusche a cadere sotto il dominio di Roma nel 396 a.C. dopo l’assedio di Furio Camillo. Numerose sono le testimonianze della presenza romana tra IV e III secolo a.C., in particolare nel territorio che si popola di una fitta rete di piccole proprietà contadine.
 
Dopo la creazione del municipium veiens da parte di Augusto, la città vive nel I secolo d.C. l’ultimo periodo di prosperità, documentato da edifici prestigiosi, come quello da cui provengono le dodici colonne ioniche scoperte all’inizio del secolo scorso e rimontate sulla facciata di palazzo Wedekind a Piazza Colonna a Roma.

Le ricerche in corso

Dal 1996, a seguito della stipula di una convenzione tra l’Università di Roma “La Sapienza” e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale è in atto uno speciale progetto di ricerca su Veio, finanziato dall’Università per approfondire la conoscenza archeologica dell’antica città.

Le ricerche, che vedono impegnati docenti e ricercatori dell’Università coordinati da Giovanni Colonna, sono particolarmente fruttuose e interessano l’intera area urbana. Significative le testimonianze dall’area di Macchiagrande con il quartiere etrusco messo in luce vicino al Foro del municipio romano (équipe diretta da Andrea Carandini); la “villa romana” di Campetti, interpretabile come un grandioso complesso termale terapeutico e cultuale confrontabile con i complessi di Vicarello e di Aquae Caeretanae, di età imperiale, ha rivelato, anche alla luce delle nuove scoperte, inaspettate preesistenze di epoca villanoviana e arcaica (équipe diretta da Andrea Carandini con Ugo Fusco); a Piano di Comunità sono affiorati i resti di una domus ad atrio di piena età imperiale con preesistenze tardo repubblicane ed arcaiche, queste ultime documentate da terrecotte architettoniche che indicano la presenza di un edificio di culto, ancora da rintracciare, forse il Tempio di Giunone Regina. (équipe diretta da Giovanni Colonna); infine sulla cittadella di Piazza d’Armi le indagini condotte da Gilda Bartoloni offrono un quadro del processo di sviluppo della comunità veiente assai più articolato di quello finora conosciuto, con la più antica definizione dello spazio abitato risalente alla metà del VII secolo a.C. e l’individuazione di gruppi di capanne dal IX al VII secolo a.C., tra le quali spicca quella includente all’interno la tomba a fossa di un personaggio maschile di IX secolo a.C. forse il capo fondatore della comunità. Non meno rilevanti i progressi compiuti nell’elaborazione della carta archeologica del comprensorio veiente (Maria Fenelli con la collaborazione di Marcello Guaitoli).

Di rilevante significato anche le ricerche condotte in questi ultimi anni dalla Soprintendenza sul pianoro e nelle necropoli. Nel settore presso la Porta Nord-Ovest della città è stato individuato il sistema difensivo risalente alla prima metà dell’VIII secolo, antecedente alla cinta muraria in opera quadrata, oltre ad un articolato impianto per la produzione di ceramiche con almeno due fornaci del IX secolo a.C., in connessione con la sepoltura di una donna che doveva aver rivestito nell’ambito della comunità un ruolo sociale particolare nello svolgimento dell’attività produttiva (scavi F. Boitani).

Straordinaria è anche la recente scoperta della Tomba dipinta dei Leoni Ruggenti con un fregio di animali resi a “linea di contorno” nella più antica tecnica pittorica ricordata dalle fonti. La tomba, individuata grazie ad una complessa operazione dei Carabinieri del Nucleo Patrimonio Artistico, ha restituito parecchi oggetti del ricco e prezioso corredo, solo in parte danneggiato dai clandestini, che ha permesso la datazione del sepolcro ai primi anni del VII secolo a.C., epoca di poco precedente la Tomba delle Anatre finora ritenuta la più antica tomba etrusca dipinta (scavi F. Boitani).