Antiquarium

L’Antiquarium è stato inaugurato nel giugno del 2010 e propone l’esposizione delle principali testimonianze scultoree, architettoniche ed epigrafiche emerse durante le campagne di scavo effettuate nel santuario di Ercole Vincitore nel 1985 e nel 2002-2003. La collezione si arricchisce dei calchi in marmo della testa di Alessandro–Eracle e del c.d. Generale di Tivoli e di alcune importanti iscrizioni, rinvenute all’inizio del secolo scorso nel santuario ed esposte presso il Museo Nazionale Romano.

Il percorso espositivo accompagna il visitatore nella conoscenza del luogo e della sua storia, proponendo una ricca e dettagliata ricostruzione grafica delle strutture antiche in parte obliterate dalle lunghe vicende di spoliazione e riutilizzo che hanno interessato il complesso. Le singole sezioni presentano i programmi decorativi e l’arredo scultoreo pertinenti alle principali aree del complesso monumentale, luogo di culto ma anche di transito e scambi commerciali.

Nella prima sala al piano terra sono esposti i materiali scultorei, epigrafici ed architettonici provenienti dal portico, area in cui si concentravano le funzioni civili e in cui le potenti genteslocali avevano modo di esercitare un'esposizione mediatica ante litteram. Le basi esposte, in buona parte rinvenute durante i lavori per realizzazione della centrale idroelettrica alla fine del XIX secolo e restituite al santuario dal Museo Nazionale Romano, ci svelano i nomi dei protagonisti della storia di Tibur (Tivoli) e degli uomini che ebbero un ruolo importante nell’amministrazione del santuario stesso. Ma tra gli onorati troviamo anche attori di gran fama come il pantomimo L. Aurelius Apolaustus Memphius che, condotto nel 166 d.C. come schiavo a Roma dall’imperatore L. Aurelio Vero, di ritorno dalla campagna contro i Parti, ottenne la libertà anche per le sue eccezionali doti sceniche.

Le statue celebrative e onorarie si datano in un ampio arco cronologico, compreso tra l'importante fase di monumentalizzazione del I sec. a.C. e l'epoca imperiale. Di particolare pregio è il torso colossale nudo, in marmo pario, di età tardo-repubblicana. La statua, come il c.d. Generale di Tivoli, si completava con una testa-ritratto secondo la moda del tempo che associava a corpi dalle forme ideali teste dai tratti individualizzati. L'uso di dedicare statue onorarie nel portico del santuario continuò per tutta l'età imperiale. A questa epoca si data la statua iconica femminile del tipo dell’Afrodite Louvre-Napoli.

Nella seconda sezione un dettagliato plastico del complesso, una proiezione assonometrica del prospetto del santuario come doveva apparire in età antica e nuovi materiali audiovisivi favoriscono la comprensione della struttura architettonica del monumento e delle fasi di riutilizzo. L’ultima sala è dedicata alla tradizione dei santuari ellenistici rappresentata dagli edifici sacri di Lindos, Coo, Munigua, Terracina e Palestrina, di cui sono esposti i plastici.

La prima sala del primo piano è dedicata al teatro. Sul fondale sono esposti le colonne in marmo colorato e i frammenti di cornice e capitelli corinzi provenienti dall’area dell’edificio. L’allestimento propone nelle linee essenziali la partitura della decorazione architettonica della frons scaenae, che l’uso del marmo di Carrara, accertato dalle analisi archeometriche, e i caratteri stilistici degli elementi decorativi datano in età augustea. Le statue di dimensioni terzine, rinvenute nel canale dell’aulaeum  durante gli scavi del 2002-2003, erano con ogni probabilità parte della decorazione della scena. Si tratta di un ciclo ideale di divinità composto da Artemide, Eros, Ares, Afrodite. Le sculture, tutte in marmo pario, mostrano caratteri stilistici tipici della produzione tardo-ellenistica insulare, caratterizzata da un classicismo che si ispirava a modelli dell'arte tardo-classica, senza riproporli fedelmente. Una grande mappa del Mediterraneo rappresenta la ricca varietà di marmi colorati impiegati nel santuario e le zone dell’impero da cui provenivano, mentre una vetrina è dedicata alla tecnica scultorea delpiecing che prevedeva la realizzazione di statue attraverso l’assemblaggio di pezzi lavorati separatamente ampiamente attestata tra i materiali scultorei del santuario.

Il percorso di progressiva conoscenza dell’Hercules Victor tiburtino e del santuario ad esso dedicato culmina nell’ultima sala dedicata all’analisi della sua iconografia e degli aspetti salienti del culto. All'entrata dell'ultima sala viene riproposta la ricostruzione di una delle due fontane poste ai lati della scalinata di accesso al tempio, ornate da un ciclo scultoreo in miniatura raffigurante probabilmente le dodici fatiche di Ercole. All’interno sono esposte alcune delle più significative immagini dell’eroe rinvenute nel santuario e nell’area tiburtina.

Le pareti esterne della sala sono dedicate alle tavole realizzate dall'architetto francese Charles-Alphonse Thierry che negli anni Sessanta del 1800, prima che le strutture del tempio fossero distrutte per la realizzazione della centrale idroelettrica, eseguì rilievi ed effettuò saggi sparsi all'interno del santuario. Le tavole dell'architetto restano la principale testimonianza delle strutture e degli apparati decorativi della cella.